La Seconda Guerra Mondiale e la Resistenza nel Trevigiano

 
 
 
 
 
 
 
La Seconda Guerra Mondiale e la Resistenza nel Trevigiano

Dopo l'inaugurazione, avvenuta il 4 marzo 2006
presso l'Aula Magna dell'Istituto Riccati di Treviso
la mostra verrà periodicamente riproposta in altre sedi.
La mostra è stata realizzata dalla Provincia di Treviso tramite il FAST
(Archivio Fotografico Storico della Provincia)
e in collaborazione con l'ISTRESCO
(Istituto per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea della Marca Trevigiana).
La mostra è composta da 76 pannelli,
con oltre 200 foto di grande valore documentario e testi didascalici.


Una Comunità, per essere tale, ha bisogno - fra le altre cose - di condividere una linea narrativa all'interno della quale collocare in modo significativo le proprie vicende e rendere intelligibile il proprio presente. E dalla relazione che una Comunità intrattiene con la propria storia discendono anche schemi valoriali capaci di orientare le scelte e le forme di organizzazione sociale.
La Comunità trevigiana, come quella nazionale, risente ancora degli effetti di un nodo non pienamente dipanato presente nella propria memoria: quello attinente, nell'ambito del Secondo Conflitto Mondiale, la "guerra in casa". Persino il tentativo di definirla - guerra di liberazione, guerra civile, ecc- - continua a suscitare discussioni di principio.

La presente mostra storico-fotografica (che fa seguito a quelle sull'Emigrazione trevigiana, sulla Prima Guerra Mondiale, sulla Marca fra le due guerre), vuole essere un contributo, ad oltre sessant'anni dai fatti rappresentati, per suggerire I' opportunità di aprire una riflessione non pregiudicata da schematismi ideologici su una pagina di storia legata invece proprio agli scontri fra le grandi ideologie del Novecento.
Le difficoltà incontrate nel corso della sua elaborazione sono derivate da due fattori:
(a) una mostra non può in alcun caso essere esaustiva;
(b) non può darsi una storiografia "neutra"; nonostante il consolidarsi di metodologie di indagine dotate di valenza intersoggettiva
Tali difficoltà sono state superate adottando un approccio problematico che da un lato offre al visitatore stimoli per intravedere ulteriori percorsi di indagine da sviluppare personalmente, e dall'altro lato consente di evitare sia le vulgate di parte (che aiutano più a rimuovere che a ricordare) sia le ipocrisie "bipartisan".

Così senza confusioni morali fra chi ha combattuto per la libertà e chi per un regime, la mostra sviluppa un itinerario che comunque cerca di rendere conto delle complessità delle situazioni, delle contraddizioni interne alle parti in gioco, della varietà delle parabole esistenziali di alcuni protagonisti e delle loro scelte di coscienza, delle azioni delle minoranze impegnate e dell'atteggiamento della maggioranza della popolazione stanca della guerra, del significato militare o politico dello scontro fra Resistenza e RSl, delle sofferenze dei vincitori e dei vinti, dell'arrivo degli Alleati e del passaggio travagliato alla democrazia.

Insomma, la mostra (cercando di evitare le secche dellaretorica, delle semplificazioni e delle strumentalizzazioni) invita a migliorare la comprensione di ciò che è avvenuto, quale passo fondamentale da compiersi per una ricomposizione non artata della memoria.

Marzio Favero Assessore alla Cultura
Leonardo Muraro Presidente Vicario


Sono ormai trascorsi più di sessant'anni dai fatti dell'aprile 1945 che hanno posto fine ad un periodo drammatico ma importante per l'Italla, quello della Seconda Guerra Mondiale e della Resistenza.
Nei decenni successivi la storiografia ha ricostruito e interpretato quegli eventi avanzando tesi che in alcuni casi hanno aggregato un certo consenso, in altri hanno evidenziato divergenze e contrapposizioni.
Anche le memorie si sono sedimentate e poi via via trasformate, rimanendo divise.

Dare conto di tutto ciò nello spazio e attraverso il linguaggio di una mostra storico-fotografica non è certamente possibile, ma non ci si può esimere dalla necessità di analizzare e di capire anche gli aspetti più problematici di quanto accaduto.
La mostra quindi non vuole imporre una lettura precostituita, ma offrire elementi e dati per una visione complessiva capace di superare gli schematismi e le semplificazioni ideologiche.

In questo tentativo è parso opportuno privilegiare la scala locale che offre il vantaggio di poter seguire traiettorie e vicende fino al livello delle singole persone che vi sono state coinvolte.
Il percorso espositivo è sorretto da una trama temporale, proposta su scale diverse, che ha la funzione di ricordare lo scenario entro il quale vivono le storie individuali, di
gruppo, di un'intera nazione.
Su tale trama poggiano temi più precisi: quello della guerra prima portata all'esterno e poi combattuta in casa; quello della popolazione civile disorientata e comunque vittima degli eventi; quello della distruzione di legami di appartenenza a seguito di stragi, vendette e ritorsioni; quello del dolore per l'oltraggio e la violenza subite.

Si è dato spazio anche ad argomenti più propriamente legati alla storiografia della Resistenza, quali il contributo degli Internati militari italiani, il ruolo militare della guerriglia partigiana nella strategia degli Alleali, il contributo delle donne, le diverse anime presenti all'interno del movimento partigiano, le contraddizioni dei giorni della liberazione, con la drammatica resa dei conti finale.
A titolo esemplificativo vengono inoltre proposte alcune traiettorie individuali che mostrano la problematicità delle scelte dei singoli di fronte alla complessità e alla gravita degli eventi.
Si è voluto concludere indicando le tappe - referendum del 1946 e Costituzione del 1948 - attraverso le quali la maggioranza degli italiani ha dato forma politica alla nuova coscienza che l'esperienza della guerra e della Resistenza avevano contribuito a maturare, quella di non essere più sudditi, ma cittadini;

ISTRESCO Istituto per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea


Una mostra sul Trevigiano tra le due guerre: una mostra sul fascismo, dunque, e cioè su un periodo del nostro recente passato ancora vivo nella memoria collettiva e individuale, oggetto di aspre contese culturali e politiche, alle quali, di regola, non si sottraggono neanche gli storici.
Nell’ideare questa mostra, si è cercato di evitare tale logica in nome di una storiografia che non si propone di far trionfare una certa rappresentazione del passato anziché un’altra, ma che si sforza invece di evidenziare l’inevitabile parzialità di tutte le rappresentazioni, smontando e mostrando anche ai non specialisti quelli che sono i meccanismi che presiedono alla costruzione del sapere storico e della memoria collettiva; con un concomitante beneficio parallelo, di non secondaria importanza: quello di preservare dall’oblio, in vista di possibili riutilizzi, tutti quei frammenti del passato che nessuna delle contrapposte memorie in competizione è disposta per il momento a valorizzare.

La mostra presenta, dopo un’introduzione incentrata sulle lotte del “difficile dopoguerra”, una serie di pannelli dedicati alle attività lavorative, che lasciano intravedere, accanto a forme di irregimentazione gerarchica della forza lavoro, l’emergere di evidenti fenomeni di modernizzazione nell’industria, nei trasporti, nell’edilizia pubblica e, in parte, anche in un’agricoltura le cui sorti restano però subordinate alle scelte di fondo, di tipo industrialista e militarista, del fascismo.
L’ampia sezione dedicata alla “costruzione del consenso” evidenzia l’alto grado di penetrazione del fascismo nella società civile e nella vita quotidiana: non c’è luogo od occasione nella quale i segni del regime non facciano la loro comparsa, con effetti sulla psicologia collettiva ed individuale intuibili, ma non ancora sufficientemente indagati.
In ogni caso, come mostrano le foto relative all’“esibizione del consenso”, le piazze erano effettivamente piene al passaggio del duce ed il consenso al regime appariva quasi plebiscitario; un “quasi” che rinvia immediatamente alle inquietanti immagini dei “sovversivi” trevigiani schedati nel Casellario Politico Centrale. Rimane però qualche dubbio sull’omogeneità territoriale di tale consenso: il tradizionale distacco tra città e campagna, che il regime si sforzò invano di colmare, influì in qualche modo sulla qualità dell’adesione al fascismo, che appare molto più sentita tra i ceti medi piuttosto che tra le masse contadine.

Nella maggior parte dei pannelli, si è provveduto a inserire un breve testo di inquadramento storico che aiuta a interpretare le foto e a individuare i criteri - più storiografici che estetici – in base ai quali sono state selezionate: una impostazione che, per chi lo desidera, può consentire una fruizione più approfondita e critica.

Sul piano interpretativo, da questa mostra emergono trasversalmente almeno due nodi problematici:
- le aspirazioni modernizzatrici del fascismo appaiono costantemente imbrigliate dalla necessità di mantenere inalterato l’assetto sociale esistente e di conservare un legame organico con i valori della tradizione;
- il consenso viene ricercato – e forse ottenuto – ricorrendo soprattutto a strumenti di tipo propagandistico – culturale; in particolare, praticando, anche su scala locale, l’arte di un sistematico “uso politico” del presente e del passato, piegati alle esigenze contingenti del regime: i miti sembrano funzionare davvero nella società di massa fascista.

In ogni caso, dal punto di vista storiografico si è evitato di proporre conclusioni o giudizi definitivi, a parte quelli che possono scaturire da frammenti di realtà documentati dalla mostra, lasciando al visitatore il compito di formulare il proprio giudizio su un insieme complesso di questioni.
Rimane comunque valida, in chiave generale, l’opinione espressa settant’anni fa da un antifascista atipico come il montebellunese Mario Bergamo, segretario nazionale del partito repubblicano costretto all’esilio nel 1926 e mai più ritornato in patria: il fascismo va combattuto soprattutto perchè “sforma i caratteri”, perchè fa affiorare tra le masse sia il servilismo e l’acquiescenza acritica, sia la tendenza alla sopraffazione e alla violenza.
E fu proprio questo, probabilmente, il vero dramma dell’Italia dopo il 25 aprile: l’impossibilità culturale, per molti, a destra come a sinistra, di liberarsi dai condizionamenti profondi del fascismo e da una visione manichea della propria esperienza storica: prigionieri e vittime di una memoria assolutizzata, incapace di rinnovarsi.
Ecco perché, nell’interesse stesso della democrazia nata dal crollo del regime, dall’esperienza della resistenza e da una nuova coscienza popolare, risulta necessario respingere qualsiasi manifestazione di “fondamentalismo della memoria”, propria di ogni forma di pensiero illiberale.

Amerigo Manesso, Livio Vanzetto Curatori

 
 

Treviso, 04 marzo 2006


 
Galleria fotografica  
Galleria fotografica
 

indice delle mostre del FAST


 
Fotografi pittorialisti nei fondi del FAST

Fotografi pittorialisti nei fondi del FAST

Fotografi pittorialisti nei fondi del FAST

FAST - Via Marchesan, 11/A - TREVISO

 
Ettore Bragaggia - Fotografo a Treviso

Ettore Bragaggia - Fotografo a Treviso

Ettore Bragaggia - Fotografo a Treviso

FAST - Foto Archivio Storico Trevigiano

Via Marchesan 11/A - Treviso

 
Il Trevigiano tra le due Guerre

Il Trevigiano tra le due Guerre

 La mostra storico-fotografica su La Marca trevigiana fra le due Guerre segue temporalmente quelle dedicate all’emigrazione e alla Grande Guerra. Tutte assieme rientrano in un progetto articolato, promosso dall’Assessorato alla Cultura della Provincia di Treviso, volto ad aprire il dibattito sulla storia contemporanea della nostra Comunità, utile a comprenderne l’attuale identità plurima e plurivoca.

 
Fotografare la Grande Guerra

Fotografare la Grande Guerra

 La mostra, basata quasi esclusivamente sull’esposizione di stampe fotografiche originali dell’epoca, negativi su lastra di vetro, lastre stereografiche positive, ugualmente su vetro, attrezzature fotografiche originali, tra cui una rara camera oscura portatile, ha la dichiarata finalità di far conoscere il patrimonio di fotografie e attrezzature presenti nei fondi fotografici trevigiani e del Veneto risalenti all’epoca del conflitto mondiale, in particolare alla luce del recente incarico affidato dalla Regione al FAST al fine di salvaguardare e catalogare le fotografie relative alla Grande Guerra (il FAST ne custodisce 1200) e presenti nelle province di Treviso, Belluno, Vicenza.

 
L'emigrazione Trevigiana e Veneta nel Mondo

L'emigrazione Trevigiana e Veneta nel Mondo

  in collaborazione con
Regione del Veneto
Comune di Vittorio Veneto
Comune di Treviso

e con
ISTRESCO - Treviso
Provveditorato agli Studi di Treviso
ADREV - Venezia
Trevisani nel Mondo - Treviso

 
Il Trevigiano nella Grande Guerra

Il Trevigiano nella Grande Guerra

Per una memoria storica della grande guerra.

 

Una mostra fotografica eccezionale, scevra di richiami retorici, senza dubbio di grande valore educativo.
Palazzo dei Trecento -  Treviso

Novembre 1998

 

 
ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE NEL TREVIGIANO

ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE NEL TREVIGIANO

Un' iniziativa su un tema di grande interesse a memoria non era mai stato affrontato prima da una pubblica amministrazione nel territorio trevigiano.

L'interesse suscitato dall'iniziativa negli studenti universitari, storici, architetti è stato notevole e sono immediatamente giunte numerose le richieste di consultazione dei Fondo in costituzione.

 
 
Documentazione  
 
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Carlo Rapicavoli

Tel: (+39) 0422 656139

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